Responsabilità ambientale
Tre anni fa il nostro Parlamento ha modificato l’articolo 41 della Costituzione stabilendo che la tutela dell’ambiente è divenuta un diritto costituzionale per tutti i cittadini italiani, e che l’iniziativa privata non potrà più svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente stesso. Ecco quali sono le ripercussioni sotto il profilo assicurativo e le polizze per proteggere questo ambito

25/02/2025
L’8 febbraio 2022 il Parlamento italiano ha varato la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione, inserendovi un concetto del tutto nuovo sulla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi: a partire da allora, la tutela dell’ambiente è divenuta un diritto costituzionale per tutti i cittadini italiani. In questo modo, il nostro paese ha voluto tutelare l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, non semplicemente per il bene di tutti i cittadini, ma soprattutto nell’interesse delle future generazioni, scegliendo espressamente per loro la via della sostenibilità.
Un punto focale della nuova versione dell’articolo 41 della Costituzione ha inoltre stabilito che l’iniziativa privata non potrà più svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente stesso. Questo enunciato rende la nostra Carta costituzionale una delle più innovative per quanto attiene il rispetto dell’ambiente, che non viene più inteso come semplice habitat da proteggere, ma come bene autonomo da salvaguardare: un diritto di tutti i cittadini e un lascito per le generazioni future. Assegnare all’ambiente una dignità autonoma prevede che lo stesso sia dotato di un proprio valore, in forza del quale la natura e gli esseri viventi dovranno essere tutelati in quanto tali e non semplicemente come risorse dell’umanità. È stata quindi abbandonata la nozione tipicamente antropocentrica per la quale è solo l’essere umano a poter essere beneficiario della tutela giuridica: non l’ambiente in quanto tale.
In realtà, la nostra Carta costituzionale non conteneva riferimenti espressi alla nozione di ambiente, che, all’articolo 117, veniva inserito tra le materie di competenza esclusiva dell’amministrazione dello Stato, per indicare come si trattasse di un bene di tutti, non soggetto all’arbitrio dei singoli cittadini. Tuttavia, l’introduzione degli emendamenti agli articoli 9 e 41 rappresenta un passo definitivo per finalizzare la priorità della protezione dell’ambiente e dell’ecosistema sul piano costituzionale, attribuendo all’ambiente una dignità del tutto nuova e precisa, perché sia salvaguardato in quanto tale.
I FATTORI ESG
In particolare, ai sensi del nuovo articolo 41, la legge dovrà dirigere e coordinare l’attività economica, pubblica e privata per finalità non solo sociali, ma anche ambientali. Ciò implica che le imprese debbano realizzare i profitti necessari alla loro sopravvivenza e crescita, assicurandosi che il pianeta non sia in alcun modo danneggiato.
È l’attuazione dei principi che le più recenti teorie economiche pongono quali fondamenti di ogni investimento sostenibile e responsabile: i cosiddetti principi Esg, acronimo di environmental, social and governance. Essi indicano un governo d’impresa che punti sulla sostenibilità di ciascun investimento. Le aziende hanno maggiori probabilità di generare rendimenti se creano valore per i loro stakeholder. Tra questi sono compresi, oltre a dipendenti, clienti, fornitori e investitori, anche la società in generale e dunque l’ambiente, perché ciò implica la protezione della salute pubblica.
In un mondo sempre più orientato alla sostenibilità, i criteri che stanno alla base dei concetti Esg stanno quindi ridefinendo le priorità degli investitori e delle aziende, ma anche dei consumatori. Considerato il crescente interesse dell’opinione pubblica nei confronti di questi fattori, assume quindi un’importanza maggiore una governance aziendale sempre più virtuosa sul piano ambientale e sociale. E badiamo bene che non si tratta soltanto di una questione di facciata: la rilevanza di questi fattori non si limita al loro impatto sul piano reputazionale, ma comporta effettivi benefici in termini di redditività, mitigazione dei rischi e riduzione dei costi. La questione della sostenibilità ambientale, insomma, è divenuta un fattore determinante per le scelte economiche delle aziende e chi non dovesse tenerne conto si troverebbe svantaggiato economicamente.

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LE CONSEGUENZE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI
L’ultimo Future Risks Report di Axa rivela che i problemi connessi al cambiamento climatico si collocano tra i rischi emergenti più temuti. A esso sono collegati molti dei fenomeni catastrofici che interessano il pianeta, tra cui l’aumento straordinario delle precipitazioni o la desertificazione: un sondaggio di Eurobarometro ha confermato che l’esposizione agli eventi meteorologici estremi è considerata il rischio di catastrofe più temuto dagli europei. In teoria, i danni derivanti da tali fenomeni potrebbero essere considerati tra quelli esclusi dall’operatività della Environmental Liability Directive (Eld), in quanto si tratterebbe di casi di inquinamento diffuso. Non è possibile (o è molto difficile) allocare per essi responsabilità precise. In realtà, però, è lecito immaginare che le loro conseguenze finiranno con l’essere comprese nell’ambito della responsabilità ambientale e in effetti si sono già verificarti tentativi di coinvolgere le amministrazioni di alcune città, come nel caso del processo intentato a Torino da un gruppo di organizzazioni ambientaliste contro noti personaggi politici (Piero Fassino e Chiara Appendino, fra gli altri), per non aver saputo evitare che la città fosse soggetta a elevati livelli di inquinamento. Si tratta di procedimenti per il momento archiviati, ma è possibile che in futuro altri soggetti seguano questo esempio, promuovendo nuove denunce.
Le conseguenze sul piano giuridico della modifica costituzionale cui abbiamo accennato sono molteplici. Poiché la Costituzione rappresenta la principale fonte di diritto, essa avrà ripercussioni sull’interpretazione delle leggi esistenti e ciò produrrà un aumento delle azioni giudiziarie per la salvaguardia dell’ambiente e della salute o relative alla crisi climatica. I giudici dovranno valutare ogni decisione alla luce dei nuovi principi introdotti: ogni legge o sentenza contraria alla tutela dell’ambiente e della biodiversità potrà essere portata davanti alla Corte costituzionale per farla dichiarare inammissibile e sarà possibile introdurre nuove norme che tali principi seguano e rispettino.
L’ASSICURAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ AMBIENTALE
Come sappiamo, ogni nuova dinamica giurisprudenziale finisce per avere conseguenze sull’assicurazione della responsabilità civile. Per quanto l’interesse dell’opinione pubblica per le problematiche ambientali non sembri aver determinato un aumento nella consapevolezza dei rischi legati alla salvaguardia dell’ambiente, per lo meno a livello assicurativo, le implicazioni sotto questo aspetto sono comunque evidenti.
I rami della responsabilità civile sono tutti coinvolti: dalla Rcto alla D&O, dai rischi relativi alle costruzioni alla responsabilità professionale, fino alle vere e proprie polizze Inquinamento, la cui bassa penetrazione nel tessuto del mercato italiano resta cronica. La disciplina del risarcimento dei danni derivanti da un evento di questo tipo si compone quindi di responsabilità civile per i danni a persone e cose e responsabilità ambientale per i danni alle risorse naturali, senza dimenticare che il Dlgs 121/2011 ha introdotto l’articolo 25-undecies nel decreto 231/2001, estendendo al settore ambientale la responsabilità amministrativa degli enti e delle persone giuridiche.
Ma come funziona la protezione assicurativa della responsabilità ambientale?
La Eld non obbliga alla sottoscrizione di queste polizze, anche se, d’altro canto, impone la responsabilizzazione dei soggetti che potrebbero inquinare.
Vi sono, tuttavia, paesi nei quali questa assicurazione è obbligatoria, almeno per alcune tipologie di attività. Tale obbligo è vigente, ad esempio, in Ungheria, Romania, Slovenia, Grecia, Spagna, Portogallo, Slovacchia e Bulgaria. In altri paesi, poi, esistono dei pool specializzati per l’assicurazione sulla responsabilità ambientale, anche se tale copertura non è obbligatoria. Si tratta della Francia, ove dal 1989 opera l’Assurpol, la Spagna, con il Perm (Pool Espanol de Riesgos Medioambientales), fondato nel 1994; e poi c’è l’Italia, con il Pool Ambiente.
Nel nostro mercato la Rc inquinamento può essere coperta dalle compagnie che aderiscono al Pool Ambiente (con garanzie complete e con massimali che possono arrivare a 64 milioni per singolo contratto) e dalle compagnie assicuratrici esterne al Pool, che possono coprire questa garanzia entro limiti in genere determinati dai loro trattati riassicurativi.

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IL FUNZIONAMENTO DEL POOL AMBIENTE
Il Pool Ambiente italiano è costituito dal Consorzio per l’assicurazione e la riassicurazione della responsabilità per danni all’ambiente, fondato nel 1979 con la denominazione di Pool Inquinamento (il nome si è trasformato nel 2019). È nato dopo il terribile incidente ambientale di Seveso, quando non esistevano coperture assicurative dedicate per supportare le aziende nella gestione e copertura assicurativa di questi rischi. È costituito da un gruppo di compagnie di assicurazione e riassicurazione e può coprire rischi ubicati e attività effettuate nell’ambito dello Spazio economico europeo e in Svizzera. Attuale presidente è Tommaso Ceccon di Generali, manager è Lisa Casali. L’elenco delle compagnie aderenti è presente nel relativo sito internet, che fornisce anche preziose informazioni sulle problematiche che impattano l’ambiente (vedi tabella).

La polizza di tutela ambientale offerta dal nostro Pool è organizzata con un testo modulare, che parte da una forma base che copre anche i costi per analisi, monitoraggi e interventi di ripristino e può prevedere diverse garanzie opzionali. Si tratta di un prodotto assai avanzato, tra i più ampi offerti nei mercati europei.
Un’azienda che volesse accedere ai servizi del Pool può rivolgersi a un agente delle compagnie aderenti, oppure a un broker. Questi si indirizzerà alla compagnia prescelta, che sottoporrà il rischio agli esperti del Pool, i quali procederanno con uno o più sopralluoghi sui siti da assicurare e forniranno un rapporto d’ispezione e la relativa quotazione. La compagnia in questione cederà quindi il rischio in riassicurazione al Pool stesso. Ogni assicuratore risponderà nella misura della propria quota di partecipazione, ottenendo la relativa quota di premio. Tutte le compagnie aderenti opereranno quindi in proporzione alla propria quota, per ogni danno coperto. La responsabilità funziona su base solidale: ciò vuol dire che, se una di queste non fosse in grado di onorare la propria quota, le altre interverranno a coprirla.

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LE TIPOLOGIE DI DANNI PIÚ COMUNI
Ricorderemo che, in caso di danno all’ambiente o sua minaccia imminente, il responsabile dell’azienda interessata ha l’obbligo di autodenunciarsi a Comune, Provincia, Regione, Prefetto della Provincia di competenza e di mettere in atto le misure di prevenzione per limitare le conseguenze dell’evento o impedire che il danno stesso si verifichi, ai sensi dell’articolo 304 del Dlgs152/2006, che ha recepito la Eld.
Ogni anno nel nostro paese si verificano circa 1.000 casi di contaminazione e danni all’ambiente. Si tratta in gran parte di incidenti, piuttosto che danni causati da comportamenti illeciti. Le aziende responsabili sono spesso di piccole e medie dimensioni, appartenenti ai più disparati settori produttivi. E non si tratta di impianti vetusti ma anche di imprese con impianti recenti e tecnologie all’avanguardia.
I dati forniti dal Pool Ambiente rivelano che lo scenario di danno più frequente registrato negli ultimi dieci anni deriva da perdite da elementi interrati. Questi danni possono verificarsi ovunque, indipendentemente dall’attività svolta, inclusi luoghi di culto, asili nido e abitazioni private, e sono assai comuni. I serbatoi che con maggiore frequenza causano gravi contaminazioni al terreno e alle falde acquifere sono piccoli serbatoi interrati, come quelli che contengono gasolio per il riscaldamento, e le loro tubazioni. La questione è che, dall’esterno, lo stato di salute di questi impianti non è visibile e, in caso di rottura, è difficile accorgersi subito della perdita. Questa può quindi proseguire per anni, finché la contaminazione del terreno o delle falde circostanti diventi molto estesa e le relative spese di bonifica e ripristino arrivino anche a cifre assai cospicue.
Un altro scenario di danno all’ambiente assai comune è quello derivante dagli incendi. Ogni volta che se ne verificano, si sprigionano fumi carichi di inquinanti che possono depositarsi su aree molto ampie. Sono fumi che contengono diossine e idrocarburi, sostanze chimiche potenzialmente cancerogene, che si formano a causa delle alte temperature. Inoltre, le acque di spegnimento si caricano delle sostanze tossiche generate durante l’incendio stesso, oppure presenti negli schiumogeni, che raggiungono terreno, falde e corsi d’acqua, inquinandoli.
Vedi anche il glossario "Danno ambientale" cliccando qui.
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