Caltagirone-Delfin, Mediobanca scrive alla Bce
Piazzetta Cuccia ha evidenziato che, grazie a una fitta rete di partecipazioni incrociate, i due investitori potrebbero finire per controllare indirettamente il 29% di Generali

Due investitori potrebbero assumere il controllo di Mediobanca, Mps e Generali senza aver prima ricevuto la necessaria approvazione delle autorità di vigilanza. È questo, in estrema sintesi, lo scenario che, secondo il Financial Times, Mediobanca avrebbe delineato in una lettera inviata alla Bce.
Nel mirino di Piazzetta Cuccia finiscono Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone, presenti in tutte e tre le istituzioni finanziarie citate con una quota individuale compresa fra il 5% e il 20%.
Lo scenario, com’è noto, è quello del risiko finanziario che si è innescato negli ultimi mesi in Italia. In particolare, l’ops che Mps ha lanciato su Mediobanca potrebbe consentire ai due investitori, grazie a una rete di partecipazioni incrociate, di arrivare controllare indirettamente il 29% di Generali, nonostante una partecipazione diretta che non andrebbe oltre al 16%.
Mediobanca ha quindi sollevato preoccupazioni sulla governance, evidenziando il rischio che gli investitori possano acquisire un’influenza sproporzionata grazie, appunto, a questa catena di partecipazioni incrociate.
Anche Generali, sempre secondo il Financial Times, avrebbe sollevato la questione con una lettera a Ivass e Consob per chiedere l’accertamento di un eventuale patto occulto fra Caltagirone e Delfin all’interno del suo azionariato.
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